Sono razzista ma non ci vivrei

Sono razzista
molto razzista.
Forse più di altri: gli stranieri sono arrivati in coda alla classifica del mio razzismo personale.

Prima sono arrivati gli abitanti delle frazioni del mio comune (“Da dove viene quel bambino? Perché sta a scuola qui se qui non abita?”);

poi è stato il turno degli accenti diversi dal mio (“Ma come parla quello?!”);

infine i fidanzati: non ne ho mai avuto uno che uscisse dai miei canoni di località, mai limonato alcuno avesse più di un tono del mio fototipo invernale.

Non sono mai stata una fan della società multiculturale: io a casa mia volevo la mia di cultura, cotechino e tortellini, capannelli di anziani e ragazzini in schieramento contrapposto e polemico agli angoli delle piazze in grigio acciottolate, le nonne con la permanente liticamente impressa a suon di lacca e bigodini e le lasagne pronte in forno.

Poi ho finito le scuole medie e ho iniziato a farmi delle domande: nonostante i tredici anni fossero universalmente riconosciuti come apice della sintesi tra maturità e prestanza fisica (così pensavo all’epoca, traduco che non si sa mai) era forse possibile che nella mia lunga e pregevole esperienza su questa terra, avessi preso un sonoro abbaglio?
Avevo forse non capito un cazzo?
Eppure il sussidiario parlava chiaro: ogni paese aveva i propri usi, costumi, tradizioni;
ogni paese doveva mantenerli e lo scopo delle vacanze era andare a conoscere quelle degli altri (in Romagna, Trentino e Sicilia, fino a quel punto).

D’altro canto, avevo da poco iniziato a leggere i giornali (per spocchia, ancora non me ne fregava nulla ma la saccenza va sostenuta da confusi dati annodati, pensavo) ed era impossibile ignorare ragionamenti elementari (avendo appena finito le medie):

“Il luogo di nascita deve decidere del destino di un essere umano?”
Beh, chiaramente no… mica se lo è scelto!

“Una persona ha un valore diverso a seconda del colore della pelle?”
Ovviamente no, dipenderà dal suo comportamento… no?

“Dev’essere forse vietato alle persone di scegliere il posto in cui vivere?”
Mah, non capisco perché qualcuno dovrebbe voler lasciare casa, ma se proprio ci tiene…

Dunque negli anni, il buonsenso e la stringente semplicità della logica mi hanno obbligata a comportarmi da persone multiculturale, esterofila, multilingue, che non discrimina in base all’etnia.

Ma sono tutte cazzate: ho finto.

Non mi è possibile cancellare fino in fondo i campanilismi automatici con cui sono cresciuta. Nessuno mi ha educata a essere razzista, è venuto un po’ da sé, il non apprezzare il diverso.

Ovviamente – e questo sono certa valga per tutti – il diverso rispetto alle mie abitudini, lo straniero, perché ho sempre avuto amici e conoscenti con un sacco di caratteristiche diverse da me, nazionalità compresa. La mia compagna di giochi d’infanzia è italiana e vietnamita.

Ma chi non condivide almeno una parte di quello che compone la mia identità, è di un’altra razza. Io sono – dentro – una bigotta italica della peggior specie. C’è poco da fare.

Io non lo so l’esatto motivo per cui mi senta diffidente e poco attratta dal diverso, ma mi piace imparare

e ho imparato che non è obbligatorio che i nostri slanci coincidano sempre con il comportamento che scegliamo di tenere, motivo per cui non passo le giornate a schiaffeggiare chi la pensa diversamente da me;

ho imparato che gli istinti si controllano, perché non sempre cambiano quando noi lucidamente cambiamo idea;

ho imparato che il cervello serve anche a dar torto alla pancia, qualunque cosa ci dica o pulsione produca (in gran parte, merda).

Ho imparato che quello che scegliamo di essere ragionando, toglie spazio a quello che siamo diventati senza accorgercene.

Non lo cancella forse del tutto, ma fa la differenza.

Io non lo so perché i miei automatismi presentino tante impostazioni disgustosamente sbagliate

ma sono sicura che a fare meno schifo si impara.

Forza e coraggio: è fatica
ma è gratis.

31 pensieri su “Sono razzista ma non ci vivrei

  1. Confesso di essere molto meno aperta di un tempo: è facile, facilissimo, essere curiosi quando si è più giovani, si studia, si conoscono persone della tua età, giovani come te; molto più difficile quando si invecchia, diventando più intolleranti. Io detesto l’arroganza di molti degli extra-comunitari che vedo in giro, che ha a che fare con l’appresa arte di arrangiarsi in condizioni avverse; qualcosa che, noi italiani, abbiamo imparato nei secoli. Ma essermi sentita dare della razzista perché non lascio l’Euro del carrello, non mi ha fatto sentire in colpa nemmeno un po’: ho capito che il confine è molto sottile e che c’è chi lo usa strumentalmente. La cosiddetta “civiltà occidentale” si sente in colpa da un bel po’ e quelli che non ne fanno parte, ma lo vorrebbero tanto, lo sanno benissimo. A quel punto, c’entra la disponibilità individuale: c’è chi ha la casa che è un porto di mare, aperto a tutti (paragone attualissimo) e chi no. Appartengo alla seconda categoria e non ho nessuna intenzione di vergognarmene. Significa essere razzista? Può darsi, ma chi se ne frega. Personalmente, faccio parecchio fatica a considerare naufraghi quelli che raccattano nel Mediterraneo e la capitana tedesca non è una persona che frequenterei volentieri: nel suo atteggiamento ci vedo tanto buonismo cattolico e la sicumera con cui è convinta di passarla liscia mi irrita notevolmente. E pure i raccattati che, soddisfatti e sorridenti, sbarcano convinti di aver trovato il paese di Bengodi, non suscitano in me alcuna solidarietà o simpatia. Sì, mi sa proprio che sono razzista.

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    1. Mah, dipende: penso che per intraprendere un viaggio simile, si sia avvantaggiati se si è faccia da cazzo e allo stesso tempo che per un faccia da cazzo sia preferibile rimanere in Italia che spostarsi in altri paesi: una repubblica delle banane attirerà criminali.
      Neanche io lascio generalmente l’euro del carrello, lasciando euro a gente che mi sta simpatica, ho trovato chiacchiere piacevoli e una mano per spostare mobili.

      A me la capitana gasa e non chiamerei sicumera (o almeno, non in senso negativo) la convinzione con cui porta avanti i principi che ha appreso. Anzi: la invidio.

      Dopo giorni in mare in condizioni tutt’altro che gradevoli, chiunque sorriderebbe toccando terra (specie considerato da dove arriva e senza sapere cosa lo aspetta).

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  2. Boh, a me le eroine per partito preso stanno sulle palle per principio: tra l’altro, mi sembra strano che una che si preoccupa tanto della vita altrui, non si sia preoccupata manco un po’ di quella dei finanzieri speronati. L’ondata di insulti nei suoi confronti, poi, è un bruttissimo segnale: il suo atteggiamento di sfida rischia di ritorcersi proprio nei confronti dei raccattati e, vista la situazione, non mi pare proprio il caso di inasprirla. No, a me la Carola sta proprio sulle palle e nelle sue azioni non ci vedo niente di nobile, tutt’altro: una gran voglia di protagonismo sulla pelle altrui, magari. Quanto al comportamento dei parlamentari piddini sulla nave, stendiamo un velo pietoso, li metto sullo stesso livello. Cosa non si fa, pur di farsi notare …

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    1. Mah, discordo: la lista di comunicati e appelli che ha inviato in una settimana sono probabilmente più di quelli emessi da questo Governo dall’insediamento

      e “speronamento”, stando al video, proprio no: li ha urtati, non me ne intendo ma non so quanto spazio di manovra avesse già dentro al porto (dove aveva già detto che si sarebbe consegnata). Parlare di protagonismo per una che si è fatta un mazzo tanto ed è stata messa sui social da altri, mi pare fuori luogo.

      L’odio c’è da parecchio e non è lei a fomentarlo, considerato poi che il numero di sbarchi è irrisorio grazie alla porcata di Minniti.

      Seguo l’argomento da anni ormai, questa Carola non ha fatto che ostinarsi a seguire le regole che altri prima di lei hanno imposto e alle quali ora fanno a gara per sottrarsi.

      I parlamentari sulla nave sono sembrati deficienti anche a me, in senso letterale: scenetta che avrebbe avuto ben altro valore se avessero mostrato lo stesso slancio per questioni più serie.

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      1. Noto una certa ammirazione per la tizia, da parte sua, che non mi sento di condividere: ma questo si è capito, immagino. A leggere i suoi trascorsi, la tipa sembra annoiarsi molto, al punto di voler farsi perdonare la sua vita facile e agiata mettendosi al servizio della causa umanitaria, come ha dichiarato lei stessa. Purtroppo, girano tanti soldi dietro a questa cosa e temo si sfrutti il candore e l’irruenza delle giovani menti per asservirle alla causa: ragazza fortunata, unisciti a noi per salvare quelli più sfortunati di te che non hanno avuto le tue stesse possibilità. Ma quello che c’è dietro è un mare di soldi, che sguazza nell’attenzione mediatica suscitata dal bel quadretto dell’eroina che lotta contro i cattivoni insensibili che vogliono impedirle di fare del bene a tutti i costi. Continuo ad ammirare quelli che condividono il disagio dei loro protetti sul posto, ma lei proprio no. Mi ricorda quelle annoiate signore bene che girano negli ospedali tutte ingioiellate e lasciano la Kalanchoe sul comodino dei malati di cancro, facendo la domandina idiota: “Come andiamo, oggi?”. Mia madre le fulminava con l’inusuale “Di merda, come ieri” e se la svignavano in fretta. Come lei, detesto l’ipocrisia dei ceti agiati che vogliono farsi perdonare dalle vittime della loro agiatezza. C’è qualcosa di sadico, nel loro operato.

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        1. Silvan, mi sembra condizionata:

          questa ha preso tre lauree e ha lavorato su una rompighiaccio e su altre grosse navi

          “annoiata” mi pare proprio fuori luogo, l’intero presupposto non lo trovo sensato.

          Mi sembra più che susciti la sua antipatia e che le considerazioni siano state costruite attorno 😅

          Comunque il post non era su di lei.

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      2. Senta, di condizionata non mi piace manco l’aria, figuriamoci: ventilatore tutta la vita. Sì, provo una profonda antipatia per questa ragazzotta presuntuosa: mi ricorda il nazista della seguente barzelletta.

        Un gerarca nazista sta viaggiando sulla sua lussuosa automobile, che centra in pieno un carretto che trasporta galline. Il cavallo, palesemente agonizzante, suscita l’attenzione del gerarca che, impietosito, scende dall’auto ed esclama: “Tu pofero cafallino, io non potere federe te soffrire”; estratta la pistola gli spara e lo uccide. Poi vede le galline sparse a terra e tutte malconce ed esclama: “Pofere gallinelle, io non poter federe foi soffrire” e le uccide una ad una. Si accorge del cane agonizzante sotto il carretto e dice: “Mein Gott, pofero cagnolino, io non potere federe te soffrire così” e gli spara in testa. A quel punto, il conducente del carretto, tramortito e reggendosi le budella che fuoriescono da una vistosa ferita, si allontana dicendo: “Che culo, non mi sono fatto niente!”. Ecco, a me la Carola ricorda quel nazista lì: la signorina Carola ha il suo concetto superiore di bene da difendere e chi se ne frega di tutto il resto. E comunque, sì, lo so, sono andata completamente fuori tema. Lo facevo anche al liceo.

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    2. Leggo ora che l’ex sindaca di Lampedusa, convinta che la motovedetta fosse lì per accompagnare la Sea Watch, dice di non aver capito sul momento perché si sia messa di traverso, causando inevitabilmente la collisione. Da Adnkronos.

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  3. P.S. L’Euro del carrello lo lascio volentieri a chi fa il gesto di volerselo guadagnare, chiedendo con gentilezza se ti serve aiuto a mettere la spesa in macchina o offrendosi di riportarlo indietro. Poi, faccio comunque da sola, ma è il gesto che fa la differenza, pure parecchia. A quelli che ti apostrofano con il solito “Ciao, bella, mi dai l’Euro?” rispondo puntualmente “Ciao, bella lo dici a tua sorella” e non gli do niente.

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  4. Già, mi stanno molto più simpatici questi qui, della signorina Carola, non posso farci niente. Quindi le auguro di farsi un bell’assaggio delle patrie galere: visto che ha tutto ‘sto bisogno di movimentarsi l’esistenza, una pausa per riflettere le farà senz’altro bene. Magari, invece di sbarcare gente in paesi che non li vuole, penserà a come convincere il suo a prenderseli.

    https://www.corriere.it/cronache/19_giugno_29/sea-watch-sfogo-finanzieri-potevamo-morire-59618dc6-9a70-11e9-8fdd-d4f7eb4bd62c.shtml

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      1. Tranquilla, chiudo qui. Se vuole, cancelli: sono ed ero consapevole che il tema del suo post era un altro. Tornando in argomento, il razzismo che è in me non mi crea alcun problema. Non so a lei. Credo che le persone siano molto più terra-terra di quanto vorrebbero: per questo, ambiscono ad elevarsi con alti ideali di cui si riempiono avidamente la bocca. I vermi striscianti, non sono simpatici a nessuno, dopo tutto. A me lo sono: fanno il lavoro sporco e li schifano tutti, ma nutrono bellissimi volatili.

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        1. Beh, a me crea problemi perché è stupido: se fosse una cosa intelligente, non mi creerebbe alcun problema.
          Ma è solo un istinto basso, elementare, quindi mi fa senso che lo si lasci farci guidare.

          Che le persone comunque siano molto meno originali e speciali di quanto amino credersi, è una cosa che ripeto da tempo

          e non è sempre un male, secondo me 🤔

          Anche a me i vermi stanno simpatici, quando fanno il loro mestiere appunto: il pasto di altri 🙂

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  5. Ho letto tutto, compresi i commenti e mi sono fatto l’idea che il titolo è sbagliato o solo provocatorio. Io sono ad un livello superiore nel senso che sono razzista nei confronti dell’umanità tutta che capisco sempre meno e che per quanto possibile evito. Ma il tuo non è razzismo perché non vedo alcun tipo di comportamento contro ne una rivendicazione di superiorità o desiderio di separazione. Semplicemente credo che tu rivendichi un sano vivere in ambienti dove ci si riconosce per avere comuni comportamenti e questo è un qualcosa che può avvenire tranquillamente se si mettono le persone in condizione di integrarsi.Il razzista invece non ammette integrazione perché crede che di base si sia proprio diversi.Eppure…io…ascoltando un cinese parlare in romanesco perfetto, un senegalese disquisire in bresciano stretto so che tutto ciò è possibile ed è anche meraviglioso!😈

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    1. (Questo mi era finito nello spam)

      Ci sta, sì era un po’ provocatorio, nel senso che capisco la ritrosia nel vedere diluite “le proprie cose” con quelle di altri, spesso diversissimi da noi ma lì ci si dovrebbe già fermare e pensare.

      Comunque la vedo come te: scrivo tanto perché sto tanto per i fatti miei 😀

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      1. Quella dello spam era una ipotesi che avevo fatto! L’altra era che avevi preferito parlare d’altro e lo avrei comunque capito. Io sono un asociale di livello assoluto però quando con le persone sto bene e noto sintonia per me non conta che siano verdi rosse bianche o nere e questo credo sia anche il tuo caso. Per contro invece, dovessi mai assistere ad un sopruso verso chiunque (maschio o femmina) di trovasse in condizione di venire aggredito perché in stato di debolezza (fisica, sociale) che fosse gay, bianco, nero, anziano, bambino, disabile non riuscirei a star zitto. Insomma asociale si ma indifferente no.☺

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          1. Dalle risposte date ai commenti precedenti mi aspettavo che ci saremmo trovati d’accordo.E del resto come te trovo ammirazione per gente come la Rakete ma anche Gino Strada o altri come loro. Io non riuscirei a vivere per gli altri però li ammiro e rispetto e, almeno non gli di contro. Io son più da gesti spontanei del momento, un asociale aperto!😈

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  6. Mi é capitato belle mie più recenti vacanze all’estero di aver cercato cibo olandese ad Amsterdam e aver trovato solo ristoranti greci. Di aver cercato il salmone canadese a Toronto e aver trovato solo salmone cinese. Di aver cercato cibo inglese e aver trovato solo cibo americano.
    Dunque presumo che se andassi a Tokyo mangerei indiano e se andassi in India mangerei spagnolo? È davvero una gran perdita. Io apprezzo molto le cucine esotiche e straniere. Ma almeno in centro città dovrebbero mantenere i gusti e le tradizioni del posto. Non devo esser costretta a farmi 2mila kilometri per trovare del pesce locale. Insomma a tutto c’è un limite. Per il resto….scusa continuo dopo che devo andare a cenare al cinese 😉

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    1. Eh, purtroppo la tipicità si perde al crescere della strada

      ma quanto sarebbe bello non dover fare mille km per un pezzo di tradizione e una stradina – anche una sola – come la raccontava il sussidiario 🙂

      (con in fondo un sushi fresco!)

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