Il corpo sbagliato – 1

Lascio cadere i vestiti sul pavimento, entro nel box doccia, guardo verso il basso e tutto quello che mi provoca fastidio a vedersi, lo fa perché qualcuno mi ha insegnato a vergognarmene.

I piedi.

A parte essere un numero 42-43, non hanno una forma femminile.

Lo so da quando ho undici anni perché ci tenne a comunicarmelo tale M. un giorno d’estate, nel campo da basket in crepe e cemento dell’oratorio poco distante;

lui aveva oltre dieci anni più di me e faceva parte della compagnia dei grandi, io indossavo un completo ancora infantile e paio di sandali gialli che mi piaceva tantissimo. Lui, con il modo sfrontato che gli serviva a suscitare pizzicore tra le gambe delle ragazzine pruriginose, prese a sfottermi, mentre stazionavo esitante davanti ad almeno altri sei neo-adulti ridacchianti, schierati su una panca come fossero al cinema.

“Hai i piedi come tuo cugino” aveva ammiccato M.

Non potevo fare altro che cercare di sviare con finta noncuranza: “Lo so che ho piedi grandi”

“Non parlavo della dimensione”, era stata la stoccata.

Quanta gloria, nell’imbarazzare senza scampo un’undicenne.

Grasse risate dalla platea, sipario.

Questo M., adesso credo faccia l’educatore.

Le ginocchia.

So per certo di averle brutte da prima: grossomodo dalla terza elementare.

Di fronte alla mia casa d’infanzia c’è una scuola, un imponente edificio dei primi del secolo, popolata di mattina dai rumorosi e disinteressati studenti dell’istituto professionale e (all’epoca) nel pomeriggio dal custode, con al suo fianco l’immancabile cane Orazio. Concluso l’orario didattico, il massiccio istituto diventava il suo regno finalmente quietato, fatto di vasti ambienti e di un pigro cortile interno dove a un largo muro di mattoni si arrampicava l’uva fragola.

Regolarmente, una o due volte all’anno, il Vecchio Custode mi faceva stare ritta sull’attenti, con i piedi vicini, per squadrarmi le gambe. L’esito della dettagliata valutazione era sempre sconsolante: ginocchia brutte e gambe storte. “Eh, peccato”, diceva rattristato, scuotendo la testa.

Sono stata convinta che fosse legittimo da parte di estranei comunicarmi sentenze riguardo al mio corpo e qualcuno o qualcosa doveva aver convinto loro che andasse bene fare così: quell’uomo era davvero bruttino, mi chiedo cos’abbia passato da bambino.

Credo che il vecchio custode sia morto ma non ne sono certa. Il cane Orazio lo è di sicuro.

E i peli.

Peli che sbuffano annoiati, con aria di sufficienza, per poi schizzare fuori a sorpresa da angoli e pertugi per cui le pubblicità non ti insegnano l’allerta.

Non che fossi un’entusiasta dell’estetica pro-cespugli, è che mi faceva sentire “diventata grande” averli.

Il mio primo fidanzatino ci tenne a comunicarmi che preferiva non vederne, dal cilindro della manica larga da t-shirt, nel caso in cui fortuitamente avessi alzato il braccio e lui si fosse sfortunatamente trovato in traiettoria visiva.

Per carità: fu carinissimo e discreto nel segnalarlo, condannandomi cortesemente a una costante paranoia per cui mi toccò depilazione con annessa irritazione, qualunque indumento volessi indossare di lì a sempre, molto prima che ci si ponesse il problema di sfilarli.

Non so che fine abbia fatto primo fidanzatino, diciamo che non ci tengo a saperlo: quando qualcosa me lo fa ricordare, mi viene ancora prurito alle ascelle.

Potrei andare avanti a salire con almeno altre sei parti di corpo che sono state pubblicamente censite a un’età inappropriata da persone inappropriate.

Ho pensato molto a come concludere questo piccolo elenco di aneddoti, la verità però è che il discorso è lungi dal potersi dire chiuso:

l’ultimo commento sgradevole da parte di uno semi-sconosciuto, in mezzo ad amici, comuni risale a meno di due settimane fa

quindi terrò discorso e giudizio sospesi tra le mani per il momento, consiglio a tutt* di fare lo stesso.

47 pensieri su “Il corpo sbagliato – 1

    1. Grazie Silvan 🙂

      Sì, adesso lo faccio anche io, ma – da brava cervellotica nata – quando ero piccola non capivo cosa dovevo pensare

      e ‘sti stronzi non hanno aiutato 🤷🏼‍♀️

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        1. Voglio ben sperare 😂

          Ma tu sai da cosa ti viene? (Anche se non me lo scrivi, per capire se fai fatica a identificare da dove ti viene o se il difficile è una sensazione tanto forte in risposta a qualcosa di apparentemente “minimo”)

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          1. In mancanza di migliori spiegazioni, è un che di limaccioso che ristagna dentro, in fondo, e fa sentire fuori posto un po’ovunque. Qualcosa che quindi non dipende soltanto dall’approccio o atteggiamento altrui. Ma è lì.

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  1. Boh, non capisco. Mio fratello racconta ancora agli amici di quando dissi che guardandomi nuda allo specchio mi ingriffavo da sola. Eppure hanno fatto di tutto per demolirmi, dentro casa: mia madre diceva alla sua amica che avevo lineamenti del viso grossolani (glielo diceva in tedesco, ma ci sono arrivata lo stesso, quando l’ho studiato) e diceva che camminavo come una cavalla (ho l’andatura saltellante). Mio marito diceva che avevo i piedi dell’incredibile Hulk (inverosimile, visto che ho il 36), ma solo perché è convinto che siano belli solo i suoi, che non sono niente di che. Qualcuno mi diceva che sono di Ancona, ma gli occhi sono di fuori (ah, ah, ah). Mio fratello non sapeva cosa rispondere quando gli chiedevano se si sarebbe trombato la moglie del suo collega, che era suo cognato. Ora ce l’hanno coi capelli bianchi, boh. Io continuo a guardarmi allo specchio e a piacermi immensamente, checché ne dicano. Quanto agli altri, si fottano.

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    1. Bravissima Silvan!

      Boh guarda, anche io mi sono sempre piaciuta, poi ci sono cose che cambierei ma me ne frega poco e me le tengo così

      ma da bambina ero molto confusa a riguardo

      poi avevo una famiglia con zero punti di riferimento stabili e probabilmente questo pesava di più anche virtù delle strane condizioni di partenza 🤷🏼‍♀️

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      1. Guardi, la cosa migliore è farseli da sole, i complimenti. Almeno, sono sinceri. Una mia amica, quando era compiaciuta di come aveva fatto fronte ad un problema o ad una situazione difficile, si diceva “brava!” da sola, poi si baciava le punte dei polpastrelli e se le “stampava” sulle guance. La cosa mi faceva molto ridere e col tempo ho iniziato a farlo pure io, ma davanti allo specchio. Mi creda, è più efficace di diecimila complimenti altrui!

        Consiglio al signore sopra di piazzarsi nudo davanti allo specchio e dirsi da solo quant’è figo. Garantiti gli effetti a lungo termine. Spesso ci si fa un sacco di problemi perché ci si guarda con gli occhi degli altri, che magari si aspettano altro. Pensiamo ad una madre che sognava una esile figlia col fisico da ballerina, che magari le avrebbe fatto dimenticare la sua cicciottellitudine e il fatto che i geni non sono acqua: secondo lei, recriminerà o meno sulla pancetta e i fianchi abbondanti della figlia, facendola sentire una balena? E il padre panzone che vorrebbe che il figlio somigliasse ad un campione di nuoto, gli rimprovererà il petto da piccione e le scapole in fuori, magari esortandolo a fare pesi quando a lui piacerebbe fare l’entomologo? Poveri figli disgraziati, in questi giorni ne vedo tanti, in spiaggia …

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  2. Sull’argomento peli ho scherzato in diversi post.In sintesi trovo esagerata questa fobia e vale sempre la stessa considerazione: chi si sente meglio senza bene…con…bene ma fatelo per voi e faculo chi sta a giudicare.
    Sul corpo invece, tranne rari dei e rare dee per lo più l’umanità è costituita da gente normale piena di difetti veri o presunti con cui tutti fanno i conti. Probabilmente il tipo che giudicò i tuoi piedi nascondeva ben altre paure di inadeguatezza…

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    1. Quel tipo là penso solo volesse fare il simpatico tentando di umiliarmi, perché lo avevo azzittito un paio di volte in precedenza, poverino 😅

      comunque sì: sono d’accordo ed è la generale convinzione che sia sensato dire a bambini certe cose, che mi lascia basita

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          1. Ho scorso i post

            i maschi riconducono immediatamente il pelo al settore “erotismo”

            mentre per le donne, generalmente, è il problema minore 🤷🏼‍♀️

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          2. Ormai cambierei il tempo del verbo e lo coniugherei al passato…Si i maschi un tempo riconducevano ed anelavano alla visione o intravisione du pilu! Oggi…ormai si depilano come e più delle donne quindi forse siamo rimasti quattro o cinque zozzoni anacronistici a ricordare con piacere le vecchie praterie!😂

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          3. Lol, no: intendevo dire che quasi tutti i maschi che hanno commentato il post (qui, FB, Instagram) hanno inteso principalmente la cosa dal punto di vista sessuale, come fatto strettamente legato;

            per le donne invece la questione inizia molto prima, spesso in casa, con madri, zie, sorelle o amiche e non c’entra con il sesso: viene vissuta come una questione di decenza 🤷🏼‍♀️

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          4. Ah si, ma quel punto lo avevo già considerato dicendo che questo controllo imposto non mi ha mai trovato d’accordo anche perché la decenza è ben altro. Poi certo, così come una di può piacere di più coi capelli lunghi o corti allo stesso modo avrà le sue preferenze estetiche sui peli.L’importante è che siano appunto sue.E non avere psicosi della serie, posso anche capire che, amando magari le calze una ami avere le gambe lisce ma se c’è una leggera peluria sulle braccia non è mica una tragedia!

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          5. Si certo, era solo per sottolineare come ormai anche solo un accenno di peluria è guardato male. Per me appunto di sta esagerando poi…che ognuna faccia ciò che crede ma, di sicuro non sarò certo io quello che starà a guardar male qualcuna solo perché non è tutta liscia!

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      1. Le do una bella notizia. Dopo la menopausa i peli crescono pochissimo su gambe e ascelle. In compenso, vengono degli orrendi pelacci ispidi sul mento. E la patata si veste di bianco.

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    1. In realtà l’allungamento delle nuove generazioni – di cui sono stata tra le antesignane, ha spinto un ulteriore aggiornamento delle tabelle delle taglie

      comunque non ho piedi enormi: nelle marche serie (Nero Giardini ad esempio) scarpe che mi andassero le ho sempre trovate (ho anche dei 41 enormi e dei 42 comodi, il 43 è per le sneakers)

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