A volte sotto alla doccia penso in rima

Ti penso quando in autunno l’aria si raffredda a sufficienza per essere assaggiata senza farsi male

senza più scottare

che pizzica la pelle come il sale in mare

ma anziché restare sfiora e scappa

con i peli protesi per graffiarla a restare.

Mi ritorni dal profondo come il rutto di un tubo rotto

come un disturbo inflitto

da cui so avrei diritto di affrancarmi

gettare le armi

allontanare gli occhi dallo sporco avanzato di pezzetti vecchi, scotti e sciocchi

un errore di peristalsi suddiviso in tanti istanti

che sanno di niente

si arrampicano per attingere al sapore del presente.

Ti penso tra il passato remoto e quello di verdure

e di vedute

come un cipollotto poco cotto tra lo stomaco e i ricordi

incapace di pizzicare o di riuscire pedante

che richiede un prestante sforzo di memoria

ma è una storia troppo fuori allenamento per darsene pena e quello che sento è un’eco gestuale con il fiato corto

un rituale morto

era un dolore poi ha scolorito

è la differenza che passa tra il ricordo e un indigerito.

22 pensieri su “A volte sotto alla doccia penso in rima

      1. Eh, quello è un problema antipatico, perché cosa lo rallenta non lo vedi (e magari è meglio non vederlo, si vuole solo che vada via), mica è come il soffione mezzo otturato, lì sai che la colpa è del calcare. Comunque a me le cose si annodano durante la rasatura, ché devo pure guardarmi in faccia e dio sa se lo eviterei.

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        1. Ho visto docce con meccanismi tanto scomodi per pulire lo scarico, che secondo me vogliono intasarti sia il piatto doccia che l’anima.

          Comunque non ci credo che la tua faccia sia un’esperienza tanto tragica 😬

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          1. 🙂 La mia faccia è pubblicamente giudicabile visto che ho avuto la faccia (scusa il bisticcio) di metterla da me in foto (scatto di sette/otto anni fa). Avevo un’aria giuliva. Ora al confronto mi paio più un cactus, che esiste e resiste con poca acqua.

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          2. Penso di averla vista la tua faccia (anche se non ricordo dove), comunque sono abbastanza sicura che il problema di guardarsi in faccia è che si sa leggere cosa si pensa proprio malgrado

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          3. E quello sarebbe anche positivo. A me a volte, guardando, viene da chiedermi (alla siciliana, che è più efficace): “Ma tu co’ cazzo si’?”. Comunque non voglio divagare oltre: questi tuoi versi più li leggo più mi piacciono.

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  1. Sì, vabbè, ma che ci vuole a svitare il tappino, buttarci un po’ di candeggina (Mr. Muscolo è candeggina, ma il fatto di chiamarlo con un nome idiota si paga), magari un paio di litri di acqua bollente e darci giù con il ciaffo buffo per rimuovere i tappi di porcherie varie? E che ci vuole a smontare i filtrini e a lasciarli per un po’ in acqua e aceto? Signorina, su, si dia da fare!

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